Parlare di figli non è facile, spesso si cade nella retorica e nei luoghi comuni. Parlare dei ragazzi, dei giovani, di come crescono, come sono cambiati, come forse vorremmo cambiarli, è ancor più difficile. Però dobbiamo pensare a loro, a quello che lasciamo perchè noi tutti, pur vivendo nell'effimera illusione di vivere in eterno, abbandoniamo questo mondo quando la campana suona, a volte secondo natura, a volte, più tragicamente, secondo una roulette russa fatta di incidenti, di malattie, di sventura. Lasciamo regole, ambienti, costumi, ma troppo spesso cerchiamo di forgiare le nuove generazioni a nostra immagine e somiglianza, credendoci sempre i migliori, di buon esempio... Ma è davvero così ?? Forse leggendo le righe che seguono di Khalil Gibran, potremmo riflettere ed amare i figli, i giovani...con un affetto diverso. Buona lettura.
I Figli di Khalil Gibran

che teneva un bambino
ed egli disse:
i vostri figli non sono vostri figli.
sono figli e figlie del desiderio ardente
che la vita ha per se stessa.
essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
e benché siano con voi,
non vi appartengono.
potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.
potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
la vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.
voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
l’arciere vede il bersaglio
sul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.
lasciatevi piegare con gioia
dalla mano dell’arciere;
poiché come egli ama la freccia che vola
così ama pure l’arco che è ben saldo
Bravo Lele
RispondiEliminaCome non essere d'accordo con le tue riflessioni?