Ecco un articolo che La Tribuna di Treviso, mi ha pubblicato qualche settimana fa…. Buona lettura
Prendo spunto, purtroppo, per queste balsane riflessioni, da un tragico fatto accaduto in questi giorni ovvero l'ennesima morte di un centauro appena fuori mura in viale Vittorio Veneto.
L'argomento che vorrei toccare è il diritto di precedenza, cosi come definito dal codice della strada . E' ancora corretto chiamarlo così o si tratta forse solo di un “presunto diritto di precedenza”?? Chi come me circola anche in moto sa quanto sia importante il rispetto di tale precetto, ma sa anche come oggi si tratti solo di pura astrazione. Macchine sempre più potenti e piene di cavalli si immettono a pochi metri dal tuo mezzo, nella convinzione di potercela comunque fare...
Io stesso qualche anno fa ne ho fatto le spese incocciando una splendida Porsche condotta da un idiota convinto che i cavalli in esubero gli permettessero di immettersi come un razzo, tra l'altro, in direzione vietata. Fortunatamente dopo l’urto non ho invaso la corsia opposta e tutto e' finito bene, ma non sempre va così.
La precedenza appartiene ormai a chi se la prende, e tanto più il mezzo è potente e/o mastodontico, tanto più tale diritto viene usurpato. Ancor più triste è constatare che tale vezzo si estende anche in ambiti che mettono a repentaglio l'incolumità dei cosiddetti utenti deboli : i pedoni ed i ciclisti, i bambini e gli anziani. Strisce pedonali (e piste ciclabili), anche semaforiche, vengono ripetutamente violate da piloti distratti, incoscienti, in perenne ritardo e che, all'avvicinarsi dei pedoni alle strisce o allo scattare del giallo, accelerano poderosamente perché, consentire loro il transito, equivale a perdere secondi preziosi. Il malcostume e' trasversale e gli automobilisti coinvolti non sono i soliti “giovinastri scapestrati”, ma persone di tutte le età e senza distinguo alcuno tra uomini e donne.
Credo che per ridare la giusta dimensione al problema si debba agire su due livelli : il primo educativo rivolto i giovani-giovanissimi ancora recettivi, il secondo fortemente repressivo, coercitivo e sanzionatorio, per gli adulti. Ha decisamente ragione chi, come il procuratore Foiadelli, configura determinati reati stradali non come puramente colposi, ma permeati indubbiamente di volontarietà, perché saltare una precedenza o un semaforo rosso, o un limite consapevolmente, non sono comportamenti nè giustificabili nè meritevoli di tutela.
Si tratta di reati, a tutti gli effetti, penali, sempre che il diritto penale ancora esista.

